Remembering the Baronessa Zerilli-Marimo’

Remembering the Baronessa Zerilli-Marimo’

In remembering the Baroness Zerilli-Marimo’ one year after, we want to share with you Stefano Albertini’s memory. Le tre vite della Baronessa Zerilli Il mio ricordo a un anno dalla scomparsa by Stefano Albertini Questo è il testo del discorso che ho pronunciato l’anno scorso durante il memoriale per la Baronessa Mariuccia Zerilli-Marimò (Casa Italiana Zerilli-Marimò, NYU, 13 novembre 2015). La traduzione in italiano segue il testo inglese. Maria Chiara, Riccardo, Tao Massimo e Yang Board Members of New York University and of Casa Italiana, Friends and fans of our founder, welcome back home! Bentornati a Casa! I have climbed these two steps to reach this podium almost every day of my life for the past twenty-one years, but today my legs feel heavy and my voice struggles to come out and, I know, will struggle even more as I try to share with you how the Baroness shaped not only the appearance of this building but also its substance and its soul. With Maria Chiara, during the days preceding the Baroness’s funeral, we were talking about how she lived at least three lives: a first one as a young girl growing up in Fascist Italy and in war-ridden Milan; a second as the wife and partner of one of the most prominent protagonists of the industrial reconstruction of Italy after WW2 and of the economic miracle that witnessed Italy’s transition from one of the most impoverished European countries to one of the most industrialized nations in the world; and a third as the young widow who, after a period of deep sorrow and lack of motivation, found the... Read more
KIT on Corriere della Sera

KIT on Corriere della Sera

Thanks to  Umberto Mucci who interviewed Laura Caparrotti for the publication We the Italians, now a book, this week KIT is in the Corriere della Sera: Italiani alla Ribalta negli USA: Read the... Read more
Remembering Dario Fo

Remembering Dario Fo

KIT’s Artistic Director, Laura Caparrotti, remembers her days with Dario Fo on La Voce di New York: Dario Fo è morto, ma ne siamo proprio sicuri? Quel genietto buffo e impertinente, pieno di idee, fantasia, risate non può morire. Un uomo che era il teatro, come pochi lo sono stati e lo saranno. Io Dario Fo l’ho vissuto a lungo, per coincidenze che fanno della mia una esistenza molto fortunata. Ero a Roma, all’Università e Ferruccio Marotti, professore di teatro, illuminato come pochi, ci faceva studiare il teatro orientale, Grotowsky, Peter Brook, Eduardo De Filippo e Dario Fo. Io conoscevo Fo di fama, a casa mia era molto seguito. I miei mi raccontavano di quando andavano a vederlo in un teatrino romano, forse un teatro tenda, dove lui, allora controllato dalla polizia, dava il benvenuto ai poliziotti in borghese che speravano di confondersi fra la folla. I miei dicevano di avermi portata una volta, da piccola. Io vagamente qualcosa ricordavo, ma forse erano solo i racconti di mamma e papà che si erano conficcati nella mia memoria. Read the entire article (in... Read more